In una fase storica in cui la partecipazione politica è spesso messa in discussione, i numeri restituiscono una fotografia nitida di chi si candida a governare la nostra città. Abbiamo analizzato i profili dei candidati al Consiglio comunale di Imola per le imminenti elezioni del 24 e 25 maggio. Il dato che emerge è quello di una città che punta sull’usato sicuro della maturità, pur con interessanti innesti di giovanissima energia.
Il Dato: 51,5 anni
L’età media dei candidati imolesi analizzati è di circa 51 anni. È una cifra che racconta di un impegno politico che matura nel tempo, spesso in coincidenza con il consolidamento professionale e familiare. Ma come si colloca Imola nel contesto istituzionale più ampio?
Il Confronto: Imola vs Istituzioni Nazionali ed Europee
(Dati comparativi da statistiche istituzionali non presenti nelle fonti del notebook)
Il confronto con i livelli superiori della rappresentanza rivela una sorprendente coerenza:
- Camera dei Deputati: L’età media dei parlamentari (XIX Leg.) è di circa 49 anni. Imola è dunque leggermente più “anziana” della media nazionale parlamentare.
- Parlamento Europeo: Gli eurodeputati eletti nel 2019 avevano un’età media di 50 anni, dato quasi identico a quello imolese.
- Consiglio Regionale: In Emilia-Romagna, la media degli eletti si aggira intorno ai 50-51 anni, allineandosi perfettamente al dato della nostra città.
Specchietto: L’età media lista per lista
Di seguito, il dettaglio anagrafico delle compagini in corsa:
- Noi per Imola (Ezio Roi): 62,2 anni (La lista più “senior”, con una candidata di 92 anni).
- Alleanza Verdi Sinistra (AVS): 56 anni.
- Forza Italia: 54,8 anni.
- Imola in transizione (Michele Ferrari): 52,7 anni.
- Partito Democratico: 50,8 anni.
- Imola in comune (Paola Lanzon): 50,1 anni.
- Fratelli d’Italia: 49,9 anni.
- Riformisti per Imola: 49,4 anni.
- Imola Corre: 45,4 anni.
- Democrazia Cristiana (DC): 44,1 anni (La lista più “giovane”, con due diciottenni).
Oltre il dato anagrafico: il peso delle scelte e l’incognita della partecipazione
L’analisi della demografia politica imolese, pur evidenziando l’ingresso di alcuni giovanissimi (la lista Democrazia Cristiana schiera due diciottenni e Imola Corre una diciannovenne), conferma una tendenza consolidata: il baricentro delle candidature resta saldamente fissato sopra i 50 anni. Questo dato, incrociato con i flussi elettorali di un bacino di oltre 69.000 abitanti, apre una riflessione necessaria su tre fronti interconnessi.
1. Il paradosso della responsabilità generazionale Le decisioni assunte in sede comunale — dalla pianificazione urbanistica alla gestione del patrimonio, fino alla transizione energetica — hanno orizzonti temporali che superano i dieci o vent’anni. Tali scelte graveranno strutturalmente sulla vita dei ventenni e trentenni di oggi, molto più che sulle generazioni che attualmente occupano la maggioranza dei posti nelle liste elettorali. Eppure, la presenza di candidati sotto i 30 anni rimane numericamente contenuta rispetto alla massa critica dei profili “senior”.
2. Astensionismo e disinteresse per la “politica praticata” A fronte di iniziative istituzionali di ascolto, si registra un diffuso disinteresse per la militanza politica tradizionale. Se la politica viene percepita come un sistema distante o incapace di incidere sulla realtà quotidiana il rischio di un aumento dell’astensionismo tra i giovani diventa un dato di scenario concreto.
3. Punti di riflessione per il territorio che in qualità di osservatorio poniamo alla cittadinanza come quesiti aperti:
- Quali sono le barriere che impediscono a una nutrita schiera di ventenni e trentenni di passare dal ruolo di spettatori a quello di attori della politica locale?
- In che modo il “modello Imola” può integrare l’esperienza delle generazioni più mature con la visione di chi abiterà la città nel 2050?
- È possibile che la mancanza di partecipazione sia il sintomo di una ricerca di nuove forme di impegno civile, fuori dai partiti, che le attuali liste non riescono ancora a intercettare pienamente?
Il dato di 51 anni come età media non è solo un numero, ma un invito a monitorare come la futura amministrazione saprà rispondere alle istanze di chi, pur essendo meno rappresentato numericamente nelle urne e nelle liste, sarà il principale destinatario delle politiche di domani.